Passando per Abbadia di Fiastra

Informazioni essenziali

Distanza: 23 km
Durata: 5h
Difficoltà: 1

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elevazione

Da Tolentino alla Divina Pastora

Il cammino riprende dal convento di San Nicola. Dalla piazzetta antistante alla chiesa, prendi a sinistra via S. Nicola che percorri fino al termine, quindi oltrepassi la duecentesca porta del Ponte e, attraversato viale Filzi, raggiungi l’altra riva del Chienti passando sul ponte del Diavolo. Eretto nel 1268 da mastro Bentivegna, presenta cinque arcate su possenti setti murari ed è dotato di torre-barriera merlata alla guelfa. Dal 1524 per deliberazione del Comune ospita un’edicola votiva, con affresco che ritrae la Vergine con Bambino. Volgendo indietro lo sguardo, si osserva un interessante tratto della cinta muraria del XIII secolo che corre lungo via G. Murat, mentre a ovest svetta la chiesa di Santa Maria Nuova, edificata nel Settecento a pianta centrale, dove si venera la statua della Madonna della Tempesta, policroma, del XIV secolo.

APPROFONDIMENTO: il ponte del Diavolo deve il nome ad una leggenda legata alla sua costruzione. Mentre mastro Bentivegna – tramanda la tradizione – ne stava attendendo alla realizzazione, ma senza successo poiché l’impeto del fiume ostacolava l’avanzare dei lavori, decise di stringere un patto col demonio. Questi gli assicurò la conclusione dell’opera in una sola notte, tuttavia in cambio si sarebbe preso l’anima del primo passante. Pentitosi però di quello che aveva fatto, Bentivegna ricorse da San Nicola che escogitò uno stratagemma. Ultimato il ponte egli lo benedì, quindi vi fece rotolare una forma di formaggio. Mentre un cane la inseguiva, ecco che il diavolo comparve in un bagliore di fiamme con puzzo di zolfo per rapirselo. Infuriato per essere stato beffato, tentò invano di rovinare la struttura con una cornata, il cui segno si osserva anche al presente.

Giri dunque a sinistra nella strada Provinciale 125 che prosegue ancora a sinistra al bivio che segue dopo un breve tratto. Lungo il tracciato, che sinuoso si dipana tra le campagne seguendo l’andamento del Chienti, si contano tre intersezioni, a livelli sfalsati, con la strada Statale 77. Dopo 1,50 km dall’ultima, ti mantieni a destra in corrispondenza del bivio, ancora sulla Provinciale 125 che percorre il crinale. Dopo 760 m giungi alla chiesa rurale della Divina Pastora, all’incrocio con la strada Provinciale 41 di collegamento con Urbisaglia.

Dalla Divina Pastora all’Abbadia di Fiastra

Proseguendo lungo la Provinciale 125 per 1,20 km raggiungi la cima del colle interposto tra la valle del Chienti e quella del Fiastra; la fatica della salita è ampiamente ripagata dalla vista che da qui si dischiude. A nord osservi il Castello della Rancia che domina la pianura segnata dall’antico tracciato della via Postale, mentre a sud scorgi il centro storico di Urbisaglia.

APPROFONDIMENTO: il Castello della Rancia fu voluto nel 1352 da Rodolfo II da Varano come luogo di dimora e per la conservazione e difesa delle derrate alimentari, che ne affidò la costruzione Tommaso Berottini di Montemilone e Andrea Beltrame di Como. Parte delle strutture in realtà furono recuperate dal più antico castellare di Butino che insisteva sull’area. Nel 1355 l’opera era compiuta. Di fronte ad esso, al di là della strada, stava l’Osteria della Rancia, ove già dal XV secolo era attestato un ospizio gestito dai Cardinali commendatari dell’abazia di Fiastra; fu demolita nell’Ottocento. Al contrario si conserva l’arco trionfale fatto erigere dal marchese Alessandro Bandini Collaterali in onore di Pio VI che qui fece sosta nel viaggio da Macerata a Tolentino di ritorno da Vienna, il 9 giugno 1782. Dall’arco in muratura si accedeva ad un delizioso casino allestito con strutture effimere dall’effetto scenografico, arabeschi di bosso ed agrumi, dove il Santo Padre fu accolto con la corte pontificia.

Passati 750 m entri nella Riserva Naturale dello Stato “Abbadia di Fiastra”. Istituita nel 1984, è ampia 1.800 ha ed ha per cuore la Selva che si estende per circa 100 ha sul versante destro della valle del Fiastra, area di notevole interesse naturalistico. Essa è cinta all’intorno da aree agricole facenti capo alla Fondazione Giustiniani Bandini, ente gestore della Riserva, costellate da circa 80 case coloniche per lo più sorte costruite nel XVII secolo, alcune di particolare valore. Tra queste la “Brancorsina”, che trovi sulla destra appena 700 m prima del bivio con la strada Provinciale Piane di Chienti.

CURIOSITÀ: la Selva della Riserva Naturale “Abbadia di Fiastra” rappresenta quanto ad oggi rimane dell’antico bosco planiziale che in origine ricopriva la fascia collinare delle Marche, giunto ad oggi intatto. Sono qui presenti la farnia, del tiglio e dell’ontano nero.

Prosegui dunque 500 m lungo la Provinciale 125 fino all’incrocio con la strada Provinciale 78 che imbocchi a destra con la dovuta attenzione. Attraversi allora il ponte sul Fiastra e, dopo 570, svolti a sinistra nel vialetto alberato che ti conduce all’abazia di Chiaravalle di Fiastra. Sulla sinistra sta l’ex Infermeria, oggi sede del Punto informativo, seguita più a nord dall’ex Ospizio dei pellegrini, di fronte alla chiesa abaziale di Santa Maria. Officiata dai monaci Cistercensi, ha una cappella dedicata alla Madonna di Loreto, con affreschi di scuola bolognese del XVII secolo.

APPROFONDIMENTO: L’abazia di Chiaravalle di Fiastra fu fondata nel 1142, vivente Sa Bernardo, dai Cistercensi di Chiaravalle di Milano. I monaci, costruirono il tempio anche cavando materiale dalla vicina Urbs Salvia, procedettero altresì alla bonifica dei terreni. L’abazia, saccheggiata da Braccio da Montone nel 1422, fu in seguito amministrata dai Cardinali commendatari. Nel 1581 la proprietà fu affidata ai Gesuiti che la detennero fino alla loro soppressione nel 1773 quando passò alla famiglia Bandini. Fu l’ultimo principe, Sigismondo Giustiniani Bandini, morto poco più che trentenne nel 1918, a volere che con tutto il suo patrimonio, indiviso, fosse istituita una fondazione di agraria per l’istruzione e la formazione dei contadini che egli aveva amato come suoi figli.

Dall’Abbadia di Fiastra a Macerata

Continuando il cammino alla volta di Macerata, riprendi la Provinciale 78 percorrendola a ritroso fino all’incrocio con la Provinciale 125 che superi mantenendoti sulla destra. Giunto alla rotonda di Passo del Bidollo procedi diritto oltrepassando il Chienti. Passati 320 m svolti a sinistra in via Liviabella che piega a sinistra dopo 180 m poi di nuovo a destra in borgo Sforzacosta; 480 m oltre la chiesa di San Giuseppe, che trovi lungo la strada, giungi alla rotonda presso la quale si trova lo stabile dell’antica osteria. Prendi a destra la strada Provinciale 485 che abbandoni dopo 1,40 km girando a sinistra in contrada della Pieve. Al primo bivio imbocchi a destra la strada Comunale di Corneto che sale al colle di Macerata. Dopo 595 m entri in via Cincinelli con la quale raggiungi l’abitato ed arrivi alla rotonda. Qui prosegui sulla destra in via San Francesco d’Assisi costeggiando il convento dei Cappuccini con la chiesa dell’Immacolata Concezione.

APPROFONDIMENTO: la chiesa dell’Immacolata Concezione fu costruita su progetto del fr. Angelo da Cassano d’Adda tra il 1887 ed il 1897. Non lontano presso il borgo di San Giovanni Battista oggi Cairoli in realtà nel XVI secolo i Cappuccini avevano costruito una precedente chiesa con loro convento, per le offerte della dama Margherita Ricci, che il p. Civalli definì uno dei migliori della Provincia. Nel 1791 vi morì il p. Cassiano Beligatti, apostolo del Tibet. Nel 1700 fu dato alle fiamme dalle truppe francesi. Ritornati i religiosi nel 1821, furono nuovamente espulsi con l’annessione delle Marche al Regno d’Italia ed il convento trasformato in Ricovero di Mendicità, ove ora risiede l’Ospedale Civile.

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