Passando per Montecassiano

Distanza: 31km
Durata: 6h 30'
Difficoltà: 2

Scarica GPX

elevazione ovest

In Macerata

La tappa inizia da piazza Strambi. Cuore della vita religiosa della città, su di essa si affacciano la cattedrale di San Giuliano, la basilica della Madonna della Misericordia, patrona principale della diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, e lo stabile dell’ex Seminario.

Da qui prendi via Don Minzoni, già strada del Duomo, in direzione della piazza Grande o della Libertà. Avendo davanti il palazzo del Municipio, sulla cui facciata troneggia l’effigie della Mater Misericordiae – rinnovando una plurisecolare tradizione, nel 1952 Macerata venne pubblicamente consacrata Civitas Mariae – entra in corso della Repubblica Italiana, sulla sinistra, che fu aperto nel 1607 per volere del cardinal legato della Marca, Ferdinando Taverna, con l’esplicito intendimento di agevolare il copioso afflusso dei pellegrini che qui confluivano da ogni parte «ad visendam Sanctam Lauretanam». A redigere il progetto fu tra l’altro chiamato il «s. Cavagni Architetto di S. Casa».

A circa metà altezza della «Strada da Piazza à S. Giovanni» nel 1624 Fulvio Clarignani vendette alla Congregazione dell’Oratorio un negozio con annesso appezzamento di terra. Qui venne allestita una chiesa, intitolata a San Filippo Neri, che risulta essere la prima a lui dedicata dopo la sua canonizzazione. La chiesa, ampliata nelle sue dimensioni, fu ricostruita al termine della via su progetto del Contini tra il 1697 ed il 1723. Di rimpetto sorge quella di San Giovanni, quest’ultima inaugurata nel 1625, dove aveva sede il collegio della Compagnia di Gesù, che ebbe tra i suoi primi alunni il giovanissimo p. Matteo Ricci.

Giunto così in piazza Vittorio Veneto, puoi scorgere sulla destra il loggiato della caserma dei Carabinieri, ultimata nel 1900, sul sedime del ben più ampio monastero di Santa Caterina delle Benedettine Cistercensi, forse il più antico della città. Qui già nel XIV secolo esisteva una chiesa dedicata alla Santissima Trinità, in seguito temporanea residenza dei monaci di Chiaravalle di Fiastra dopo che la loro abazia fu assediata e distrutta da Braccio da Montone nel 1422. Procedi dunque oltre in via Crescimbeni, già di Mandiroli, fino all’incrocio con via Lauri.

CURIOSITÀ: Nel cammino, dopo 90 m dal bivio con via XX Settembre, puoi notare una modesta e decorosa abitazione con affisse due piccole lapidi, analoghe per forma e materia, l’una in onore del card. Felice Centini l’altra al card. Giovanni De Lugo. Questa costruzione, nota come palazzo Ricci Quarantotti, fu a lungo ritenuta essere la casa natale del p. Matteo, apostolo della Cina.

Al termine della strada, gira a destra in via Lauri, e ancora a destra in corso Garibaldi e percorrilo in tutta la sua lunghezza fino alla piazza Annessione, già detta di San Salvatore per l’omonima chiesa che vi si trovava fin dal 1100, chiusa al culto in ragione della sua restituzione dai Canonici al Comune per avere in cambio quella di San Giovanni nel 1798. Nel 1855, ormai sconsacrata, risulta fosse adibita a rimessa dei cavalli di posta.        

Dalla “barriera” di porta Romana imbocca il rettifilo di corso Cavour, cui dà inizio l’elegante palazzo iniziato dal marchese Gregorio Ugolini nel 1792 su disegno del Valadier e portato a compimento dal cardinale Giuseppe nel 1830.

CURIOSITÀ: Nel borgo Pio, tuttora ingresso principale alla città, ancora nella seconda metà dell’800 si trovavano gli esercizi commerciali destinati all’ospitalità e al supporto di viaggiatori e pellegrini. Alcuni di questi erano l’albergo del Leon d’Oro di Gaspare Calabresi o quello dei Tre Re diretto da Giuseppe Fortuna, la fabbrica di carrozze di Enrico Pitilli e Vincenzo Pacchella, ed i maniscalchi Domenico e Girolamo Marchesi.

Dopo 215 m, sul medesimo lato sinistro della strada si trova il santuario dell’Immacolata Concezione, voluto dal sacerdote don Vincenzo Iacoboni nel 1861 ma realizzato, non senza difficoltà durante i turbinosi anni dell’Italia post-unitaria, dal fratello mons. Giuseppe, profondo conoscitore dell’arte ed animato da una tenerissima devozione per la Madonna, sui disegni dell’arch. Giuseppe Rossi.

APPROFONDIMENTO: La facciata, quasi pionieristica nell’impiego del calcestruzzo armato sia pur in forme neo-rinascimentali, fu compiuta dalla Cav. Pietro Compagnucci & C nel 1917 come auspicio per la tanto sospirata pace. All’edificazione del tempio lavorarono, tra gli altri, Virginio Monti, Ciro Pavisa, Giulio Tadolini ed Angelo Gianese, in un armonioso concerto delle arti: «Poche altre chiese possono vantare una perfetta conformità di stile nell’interno e nell’esterno come questa; poche riuniscono le singole parti in un unico concetto teologico».

PATRONI: San Giuliano ospitaliere – San Vincenzo Maria Strambi – San Filippo Neri

Da Macerata a Villa Potenza

Oltre la traversa di via Colle di Montalto, inizia l’isolato su cui sorgeva la chiesa della Sacra Sindone, fondata nel 1623, vicino alla quale vi era la posta ed osteria. Accanto al tempio, dalla parte est, nel 1689 si stanziarono i padri della Congregazione di San Vincenzo de’ Paoli che con elemosine vi posero la Casa della Missione, adatta agli esercizi del loro istituto. Alla fine del XVIII i Vincenziani ebbero l’onore di accogliere nella loro residenza uomini di grande fede come San Vincenzo de’ Liguori, il papa Pio VI nel 1782 durante il viaggio di andata e di ritorno da Vienna, ed il Santo vescovo Strambi che qui amava ritirarsi in preghiera.

Dalla parte ovest, invece, a chiudere lo stradone di Porton Pio dal 1625 vi erano i Tre Archi: una poderosa struttura muraria a tre fornici, eretta in onore del card. Pio di Savoia, abbattuti nel 1927 in concomitanza dei lavori dell’odierna piazza della Vittoria e del Monumento ai Caduti di Cesare Bazzani il quale fu inaugurato nel 1933. Da qui imbocca la via dei Velini, in discesa, fino alla chiesetta di Santa Maria della Pietà, innalzata nel 1321.      

Dello stesso periodo è l’omonima fonte d’acqua che si trovava lì vicino, in via Due Fonti che imbocchi 85 m dopo, svoltando a sinistra. Prosegui diritto, in discesa, supera i ruderi dell’abbeveratoio della Fontanella, soprannominato dalla gente del posto “Pisciacavallo”, che trovi sul lato destro della strada, passati 425 m dal bivio con via Panfilo. Continua dunque in via Due Fonti, fino ad immetterti in via Valenti, prendendola a destra e percorrendola fino al borgo Peranzoni, lasciandoti alle spalle la Torre del mulino, la cui presenza è attestata fin dal XIV secolo. Camminando lungo il rettifilo che struttura l’abitato, dopo 210 m arrivi alla chiesa del Santissimo Crocifisso.

APPROFONDIMENTO: il tempio, costruito tra il 1861 ed il 1869, vanta in realtà una lunga tradizione che risale ad una primitiva edicola ubicata presso il fiume Potenza, esistente prima del XVI secolo ed in seguito più volte ampliata e riedificata. Il crocifisso ligneo al suo interno, un tempo venerato presso la chiesa inferiore del Duomo, fu donato dal Capitolo della Cattedrale. La tradizione narra che nel 1855 avesse miracolosamente preservato la contrada dal morbo della peste.

Da Villa Potenza a Montecassiano

Dalla chiesa del Santissimo Crocifisso riprendi la strada del borgo proseguendo a destra al prossimo bivio con via Fiume, fino alla rotonda; qui svolti a sinistra e passi il ponte che cavalca il Potenza, superato il quale stava l’osteria a servizio dei viandanti. Sulla sinistra vedi le rovine del teatro di Helvia Recina, colonia romana.

Dopo un’ampia curva a destra, quando la strada si biforca, imbocca a sinistra la strada provinciale Settempedana. Percorrila per 2 km fino a Valle Cascia, e per altri 800 m fino al bivio con via Salimbeni che prendi in salita sulla sinistra. Dopo 955 m attraversa nuovamente la Settempedana ed entra in via Primo Luglio, tramite un breve sentiero che trovi sulla sinistra.      

Taglia nuovamente la provinciale 361 e immettiti in viale Giovanni XXIII che costeggia le mura urbiche di Montecassiano a sud e che prendi a sinistra. Dopo appena 70 m sali la rampa, sulla destra, che sale alla quota del rivellino antistante la porta San Giovanni. Pur trasformata dai restauri operati nel XIX secolo, essa rappresenta l’antico ingresso principale al borgo. Superato il varco, oltrepassa l’ex chiesa di San Giovanni Battista, ora Museo d’arte e arredi sacri “Beato Giovanni da S. Guglielmo”, salendo via Roma che termina in piazza Leopardi di fronte al palazzo dei Priori, già sede comunale.

APPROFONDIMENTO: il palazzo dei Priori, esistente dal XII secolo, fu ricostruito da Antonio Lombardo nel 1476; ospita attualmente la Galleria “G. Cingolani”. Suggestivi sono il loggiato a cinque archi impostati su pilastri ottagonali e le belle bifore laterizie in facciata. Da visitare sono anche l’ex convento degli Agostiniani, ora sede del Municipio e della Raccolta archeologica; l’Auditorium dei Santi Marco e Agostino e la Pinacoteca civica “G. Buratto” presso il palazzo Compagnucci.

Poco più in là si apre uno scorcio sulla collegiata di Santa Maria Assunta, fondata nel XII secolo dai Cistercensi dell’Abbadia di Fiastra, ma riedificata in forme gotiche dal Lombardo. Al suo interno si venera una reliquia della Santa Croce in un pregevole reliquiario trecentesco, ed una terracotta invetriata della Beata Vergine col Bambino, San Sebastiano e San Rocco presso l’altare di Mattia della Robbia, del 1527. È inoltre presente un modello processionale della Santa Casa di Loreto. Meritano infine di essere menzionate l’immagine della Madonna del buon cuore, dipinta nel 1752 da Saverio Alberti, pittore maceratese, e la statua argentea di San Giuseppe, del 1774, patrono di Montecassiano.

Da Montecassiano a Recanati

Tornato dalla Collegiata in piazza Leopardi, imbocca via Rossini, costeggiando l’ex convento degli Agostiniani, fino al vicolo Ferri che prendi a sinistra; dopo 60 m svolta a destra e abbandona il centro storico uscendo da porta Battisti, già detta di San Nicolò il cui oratorio è sfiorato dalla strada provinciale 361 che riprendi davanti a te.

CURIOSITÀ: qui è conservata la campana più antica delle Marche, fusa nel 1382.

Dopo 190 m svolta a destra in via Murri che passa adiacente alla chiesa di Santa Croce con l’annesso convento cinquecentesco che fu dei Minori Osservanti, dove ora risiede l’Ospedale. Prosegui oltre l’intersezione con via Oberdan fino in località Annunziata dove il tracciato scorre sinuoso tra le abitazioni rurali.         Dopo la curva tangente a via Otto Marzo, la strada cambia toponimo in via Tambroni che dopo 1,45 km piega bruscamente a destra fino alla rotonda di Sambucheto.

APPROFONDIMENTO: questo borgo di recente edificazione ha cominciato a svilupparsi a partire dal 1886, anno in cui circa trenta braccianti acquistarono dall’avv. Enrico Bruni, maceratese, tanti piccoli lotti di terreno edificabili. La chiesa, eretta tra il 1927 ed il 1932, sorge sul tracciato dell’antica via Lauretana, oggi strada provinciale della Val di Chienti ed è intitolata a Santa Teresa di Lisieux, pellegrina a Loreto nel 1887. Ben più antico è invece il toponimo, attestato fin dal XIV secolo, che indicava una contrada ricca di sambuchi al confine tra Macerata, Montecassiano e Recanati, nella cui zona fu a lungo attiva, a partire dal XVI secolo, l’osteria con stazione di posta a servizio dei viaggiatori e dei pellegrini.

Dopo 580 m sulla Provinciale, svolta a destra in via Santa Croce e percorrila fino alla rotonda dello Spaccio Costa dei Ricchi. Da qui prosegui alla volta di Loreto, passando per Recanati, secondo l’itinerario già descritto nella variante per Montelupone.

Fine della via Lauretana.

 

Passando per Montelupone

Distanza: 34km
Durata: 7h
Difficoltà: 2

Scarica GPX

elevazione est

In Macerata

La tappa inizia dalla “barriera” di porta Romana: la cancellata in ferro, risalente al 1882, ha sostituito l'antico accesso alla città da ponente, demolito nel 1857 in occasione del passaggio di Pio IX. Dal punto di partenza, sulle orme dei pellegrini lauretani, entri in piazza Annessione, già di San Salvatore, e prosegui in corso Garibaldi; oltrepassato lo stabile della Biblioteca di Stato di Macerata, un tempo convento di Santa Chiara, dopo 60 m entri in via Lauri, sulla destra. Dopo appena 15 m si apre la piccola piazza XXV Aprile con la chiesa di San Giorgio.   

APPROFONDIMENTO: tra le più antiche di Macerata - se ne ha notizie a partire dal 1268 - è stata più volte rimaneggiata. Il nuovo tempio, ricostruito tra il 1792 ed il 1798, è opera di Cosimo Morelli, mentre Agostino Benedettelli nel 1842 ne riprogettò la facciata. Qui i maceratesi venerano la Madonna Salute, di cui conservano una tela del Sassoferrato, portata da Venezia e donata dall’arciprete Ludovico Ferraioli nel 1666.

Dopo 60 m giungi ad un trivio: imbocca la prima a sinistra per immetterti in corso Matteotti, detto già di San Francesco a causa del convento che, abbattuto nel 1931 per far posto al palazzo degli Studi, occupava quell’area fin dal XIII secolo. Questa strada era detta la strata realis perché vi si affacciano alcuni tra gli esempi più rappresentativi dell’architettura civile maceratese, con i palazzi Consalvi, Rotelli, Pellicani Silvestri e dei Diamanti, sorti a partire dal ‘500.

Entrato in piazza della Libertà o piazza Grande, sei nel cuore civile della città, con il palazzo dei Priori e quello della Rota, il palazzo del Comune e la torre dell’Orologio. Sul lato orientale si trova l’ex chiesa di San Paolo, eretta sui disegni del p. Ambrogio Mazenta a cura dei Chierici Regolari di San Paolo, per la munificenza del nobiluomo Vincenzo Berardi che la volle dedicata all’Apostolo delle genti. L’oratorio sottostante che ha l’ingresso in via Don Minzoni o del Duomo, è ufficiato dalla Confraternita del Santo Sepolcro. Questa fu istituita dai Barnabiti nel 1690 con lo scopo di recitare ogni venerdì l’Ufficio della Santa Croce ed i Misteri del Rosario, e compiere altre pie pratiche in onore della Passione di Cristo.

CURIOSITÀ: qui si venerava una fedele riproduzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Voluto dal p. Francesco Maria Gerunzio nel XVI per inculcare la devozione alla Passione di Cristo nel cuore di maceratesi, fu demolito nel 1958.

Lungo la strada che porta al Duomo incontri sulla destra il palazzo che fu del card. Mario Compagnoni Marefoschi, disegnato da Luigi Vanvitelli Vanvitelli; dirimpetto si trova il Foro annonario con la Pescheria. Appena più avanti si trova la nobile dimora dei conti Buonaccorsi iniziata da Gimbattista Contini e ultimata da Ludovico Gregorini, architetti romani. Arrivato in piazza Strambi, cuore religioso della città, potrai ammirare il santuario della Madonna della Misericordia, ancora del Vanvitelli, pur con aggiunte di Giuseppe Rossi di Fermo, e la cattedrale di San Giuliano. Quest’ultima, sorta sul sedime della primigenia pieve dell’XI secolo, fu elevata a cattedrale nel 1320 e ricostruita nel XV secolo, quindi riedificata sui progetti di Cosimo Morelli tra il 1771 ed il 1790. La facciata è incompiuta.

Da Macerata a Madonna del Monte

Passando accanto alla cattedrale, percorri via Gioberti finché arrivi a porta Duomo o di Loreto, come ricorda il dipinto della Traslazione di Elia Bonci, posto nella nicchia sopra il fornice. Scendendo nel sottopasso, evita di attraversare la strada di circonvallazione, ed entra nel borgo extra moenia delle Fosse. Uscito in via D. Pantaleoni, prosegui lungo la discesa fino alla chiesa di San Michele, presenza antichissima di cui si ha memoria fin dal 1138, in origine di poco distante dall’attuale fabbrica che invece fu ricostruita dalle fondamenta sui disegni di Giovanni Montini ed aperta al culto nel 1860.

Dopo 310 m, terminando la discesa, imbocchi via della Pace che percorri per 520 m, quindi al bivio prendi a sinistra per via Fonte della Quercia. Oltrepassata l’antica fonte, attraversa la strada provinciale Potentina e immettiti in contrada Pace che procede sinuosa tra le campagne.

Al trivio che segue dopo l’ampia curva, prendi a destra per contrada Alberotondo e dopo 360 m svolta a sinistra in strada vicinale Vallelunga. Dopo 1,50 km riallacciati con la Potentina che percorri fino al bivio con contrada Madonna del Monte, lungo la quale, passati appena 300 m, incontri il tempio omonimo.

APPRFONDIMENTO: qui all’inizio del XVIII secolo un chierico di nome Domenico Giacomini dipinse su di un masso l’immagine della Madonna del buon cuore e la pose in una grotta, a protezione dei pastori che custodivano le greggi. L’immagine, presto dimenticata, tornò tuttavia oggetto di venerazione alcuni anni dopo, quando nella notte molti lumi presero ad irradiare la grotta, così che i contadini nel 1731 decisero di erigere un’edicola per riporvi la sacra effige. Nel 1735 questa fu modificata, divenendo una cappella e le fu edificata accanto l’abitazione del Giacomini, ormai divenuto sacerdote, che la Vergine aveva prodigiosamente guarito da una cancrena. Il tempio odierno fu costruito su disegno di Francesco Temperini, per munificenza di San Vincenzo Maria Strambi, ed aperta al culto nel 1825. Vi si venera il Sacro Cuore di Gesù.

Da Madonna del Monte a San Firmano

Superata la chiesa, continua lungo contrada Madonna del Monte fino a riprendere la strada provinciale Potentina che lasci dopo soli 80 m, imboccando a sinistra la contrada Isola.

Al trivio che segue un rettilineo lungo 580 m, svolta a sinistra in direzione del fiume Potenza, dove contrada Isola continua fino ad innestarsi in contrada Acquesalate. Qui gira a destra e cammina fino al bivio con contrada Piani di Potenza, a sinistra, quindi a destra al successivo bivio con contrada Sant’Agostino.

Alla seguente biforcazione della strada entra in contrada Casone, sulla sinistra, con la quale riprendi contrada Piani di Potenza girando a destra. Dopo 1,20 km svolta a sinistra in contrada San Firmano che percorri in direzione dell’abitato, frazione del Comune di Montelupone, arrivando al piazzale dell’abazia che dà il nome al borgo, eretta dai Benedettini nel X secolo. Fiorente centro monastico, fu saccheggiato durante le lotte tra guelfi e ghibellini e ricostruito nel 1256.

CURIOSITÀ: nella suggestiva cripta sono venerate le reliquie del Santo ed una pregevole statua che lo ritrae seduto, con la mano destra in solenne atto di benedizione, realizzata da Ambrogio della Robbia in terracotta policroma nel XVI secolo.

Da San Firmano a Recanati

Costeggiando l’abazia di San Firmano lungo il fianco sinistro, percorri via Papa Giovanni XIII, tornando così in contrada San Firmano che dopo una breve curva a destra confluisce nella strada provinciale 151 che imbocchi a sinistra, attraversando il Potenza.

Dopo 925 m arriva all’incrocio con la strada provinciale 571 che prendi a sinistra e percorri per 160 m, quindi svolta a destra in contrada San Pietro lungo la quale prosegui, oltre l’incrocio con la strada provinciale Val di Chienti, in contrada Duomo fino alla rotonda di Spaccio Costa dei Ricchi.

Qui prosegui prendendo la prima a destra ancora in contrada Duomo. Dopo 1,40 km passa l’incrocio con contrada Castelnuovo entrando in viale dei Passionisti. Il convento annesso alla chiesa di Santa Maria della Pietà, dei padri della Congregazione della Passione di Gesù Cristo, è sede della curia provincializia della Pietà.

APPRFONDIMENTO: il complesso venne eretto per un’intuizione di San Paolo della Croce: «Presto su questa collina sorgerà un ritiro per i miei figli». Il 1° aprile 1783 Pio VI ne autorizzò la costruzione e nel 1792 fu possibile istallarvi una comunità di religiosi. Primo superiore fu designato San Vincenzo Maria Strambi che nel 1804, divenuto vescovo di Macerata e Tolentino, consacrò la chiesa. Presso l’immagine della Madonna della Pietà, tra gli altri, sostò in preghiera San Gabriele dell’Addolorata. Al termine del viale trovi poi la piccola chiesa delle Grazie, del XVI secolo, nel luogo in cui la Vergine apparve ad una giovane albanese di nome Elena.

Dopo 45 m, all’incrocio con via delle Grazie, gira a sinistra, quindi prosegui diritto oltre gli impianti sportivi. In corrispondenza della curva per via Risorgimento varca porta Cannella, documentata già dal XIII secolo, che deve il nome alla fonte d’acqua ivi presente, a servizio dei viandanti. Terminata via di Porta Cannella, che prendi in lieve salita accedendo al borgo, svoltando a sinistra raggiungi la chiesa di Santa Maria di Castelnovo, di fondazione benedettina, mentre girando a destra, in direzione della chiesa di Sant’Ubaldo, prosegui per il centro di Recanati. Superato l’ex convento delle Clarisse, che incontri sul lato sinistro della strada, sali via Risorgimento, attraversa viale Monte Conero che corre lungo il perimetro del nucleo storico. A questo punto continua per la piaggia che porta alla concattedrale di San Flaviano, polo religioso della città, con l’annesso episcopio, ove ha sede il Museo diocesano di Recanati, nei pressi del quale sorge il palazzo del Seminario.

In Recanati

Scendendo la rampa del Duomo, varchi porta Romana, quindi girando subito a destra imbocchi in discesa la scorciatoia che ti porta in viale Filippo Corridoni che prendi a sinistra. Mentre costeggi il centro storico, si apre alla tua destra la vista sulle colline recanatesi, il “paesaggio dell’infinito” cantato da Giacomo Leopardi.

Dopo 1,20 km sulla strada di circonvallazione, che nel frattempo ha assunto il toponomastico di viale del Passero Solitario all’altezza circa del teatro Persiani, arrivi a porta Nuova: oltrepassala entrando in via E. Leopardi.

Dopo appena 40 m svolti a destra ed ancora a destra al bivio che incontri oltre la piazzetta, in via di Santo Stefano che prende il nome dal poderoso convento posto al termine della stradina. Passata la Casa di Nerina, che fece battere il cuore del giovane Poeta, prendi il vicolo che trovi sulla destra e che, costeggiando l’ex convento che domina sul Colle dell’Infinito, ti porta davanti alla Casa Leopardi in via Monte Tabor. Sulla prospiciente piazzetta Sabato del Villaggio si affacciano la Casa di Silvia, anch’ella resa celebre dai versi immortali, e la chiesa di Santa Maria di Montemorello dove Giacomo Leopardi ricevette il battesimo.

Lambendo l’edificio sul lato destro, dopo 50 m, giungi al convento dei Cappuccini; la chiesa annessa, costruita nella prima metà del XVII secolo, è dedicata alla Madonna di Loreto. Risalendo il vicolo per 240 m, raggiungi via Antici che, come spina dorsale, struttura l’intero nucleo abitato.

Dopo 140 m, quando il percorso ha assunto il toponimo di via Roma, sulla destra passa oltre l’ex chiesa di San Giacomo, già dell’omonima confraternita, quindi quella di San Vito che domina il piazzale e che ospitò il collegio dei Gesuiti, col vicino stabile che fu sede dell’ospedale di Santa Lucia, attivo fin dal Medioevo.

All’incrocio con via XX Settembre, presidiato dall’ex monastero dell’Assunta sulla destra e dall’ex convento di Sant’Agostino sulla sinistra, la strada cambia nuovamente intitolazione in via Calcagni che, percorsi 180 m, si apre nello slargo adiacente alla chiesa di San Michele, ricostruita nel 1783 coi disegni dell’arch. Carlo Orazio Leopardi sul sedime di un precedente tempio del XIII secolo. Prosegui in via Cavour fino in piazza G. Leopardi, sulla quale si erge la torre Magna, anticipata dalla chiesa di San Domenico con la vicina porta cittadina. Continuando lungo la via, ora corso Persiani, per altri 85 m, trovi la chiesa di Sant’Anna.

Da Recanati a Loreto

Passati 110 m dalla chiesa di Sant’Anna, sul medesimo corso Persiani incontri quella di San Filippo sulla destra e, dall’altro lato, l’oratorio settecentesco di Santa Maria dei Mercanti, la cui confraternita, proprietaria, aveva il compito di vigilare sull’onestà delle mercature. Dopo aver svoltato a sinistra in Via Falleroni al bivio seguente, scorgi la Loggia dei mercanti, costruita nel Medioevo ed ancora leggibile, dove si esponevano le merci in occasione della fiera.

Dopo 150 m, gira a destra in via Mazzini e percorrila in tutta la sua lunghezza, attraversa viale Battisti immettendoti in via Mone Conero fino al convento di San Francesco. Da qui prendi via Loreto, che corre lungo il lato destro del tempio, e la mantieni fino alla rotonda. Continua allora diritto nella strada provinciale 105, poi contrada Addolorata, fino alla rotonda di via Brecce. Qui trovi la piccola chiesa rurale della Madonna delle Brecce, nel Comune di Loreto.

Prosegui ancora per 1,25 km fino al bivio con via Impaccio che prendi sulla destra. Terminato il tratto in salita, svolta a destra in via Costa D’Ancona e di nuovo a destra in via Brancondi fino alla piazza Leopardi, fiancheggiata dal un lungo portico, forse del Vanvitelli, già prima accoglienza per i pellegrini, con la fontana dei Galli dei fratelli Jacometti realizzata nel XVII secolo e rinnovata nel 1889.

Dalla fontana puoi vedere porta Romana, realizzata nel 1590 da Pompeo Floriani. Oltrepassala ed entra nel centro storico di Loreto. Qui puoi subito scorgere sulla sinistra l’antico palazzo del Comune, dotato della torre merlata e, procedendo in corso Boccalini, ti ritrovi nella via un tempo detta dei Coronari, a motivo dei rivenditori di corone del Rosario che qui si disponevano, insieme a molteplici altri esercizi commerciali finalizzati all’ospitalità e ristoro dei forestieri, come del resto è ancor oggi.

A metà del tracciato trovi il palazzo della Provincia, odierna sede comunale, la cui facciata quattrocentesca è attribuita a Marino di Marco Cedrino o a Giuliano da Maiano. Alla fine della via, quindi, giungi alla piazza della Madonna, davanti al Santuario della Santa Casa.

Fine della via Lauretana.

Contattaci!

Vuoi organizzare un viaggio lungo la Via Lauretana? Inviaci una richiesta, ti risponderemo al più presto!

Richiedi la Credenziale!

Scarica la guida!

Ordina il libro!

Scarica l'app!

Choose Language

Seguici su

Facebook
Twitter
Googleplus
Youtube

I Cammini Lauretani